sabato 13 marzo 2021

La Dea dei Serpenti Minoica

La dea dei serpenti minoica

Sacerdotesse minoiche e culto della Dea dei Serpenti: riti, simboli e potere femminile nella Creta preellenica. 

- A cura di Andrea Contorni - 

La Civiltà Minoica, fiorita tra il 2000 e il 1450 a.C. nell'isola di Creta, ha lasciato in eredità diverse testimonianze della sua cultura tra cui delle enigmatiche figure femminili in maiolica di altezza variabile tra i 30 e i 40 cm circa. Due di queste statuette furono rinvenute in una camera sotterranea del Palazzo di Cnosso dall'archeologo britannico Sir Athur Evans nel 1903; risalgono entrambe al 1600 a.C. La prima, la più conosciuta (che vediamo in foto), stringe due serpentelli nelle mani. La seconda ha i rettili attorcigliati intorno alle braccia.

Evans cercò dei parallelismi con la cultura egizia trovandoli proprio nei serpenti, nel gatto posto sopra il copricapo e nelle fattezze del viso. Classificò queste statuette come la rappresentazione di importanti divinità della terra (ctonie), spiriti del mondo infero con valore propiziatorio. Le teorie di Sir Arthur Evans sono fondamentali per la conoscenza della Civiltà Minoica ma oggi molte sue interpretazioni controverse (quasi tutte a dire il vero),  sono oggetto di discussione, in parte superate o del tutto riviste. Strettamente connessa alle statuette suddette è l'ipotesi circa la natura pacifica, matriarcale e dedita solo al culto religioso e all'arte della società minoica.

Di sicuro, pur evitando l'idealizzata "Pax Minoica" proposta da Evans, si accetta che nel contesto Cretese la guerra sia stata quasi del tutto assente almeno fino alla successiva conquista micenea. I Minoici governavano comunque con le loro imbarcazioni parte del Mediterraneo e non si esclude che le flotte fossero dedite alla pirateria e ai saccheggi delle altrui coste. A Creta sussisteva una società matriarcale? Riprendiamo qui le teorie, mai supportate dall'archeologia, di un matriarcato primitivo che sarebbe stato soppiantato dal patriarcato a partire dal Neolitico con l'arrivo dalla zona caucasica di tre ondate di popoli indoeuropei (Marija Gimbutas). 

Non esistono prove concrete di questa visione tanto che la stessa Gimbutas preferì optare per una cultura gilanica pre-indoeuropea con popolazioni che in Europa non prevedevano la sopraffazione di un genere sull'altro. L'archeologa lituana vide in Creta un esempio perfetto di gilania. Ma le uniche evidenze in merito ci parlano per i Minoici di una religione in cui le donne avevano di sicuro un ruolo sacro molto visibile. Una centralità femminile dunque reale ma distinguendo l'iconografia simbolica dalla struttura sociale. La religione minoica era infatti incentrata su divinità femminili con sacerdotesse ad officiarne i culti. Le donne partecipavano anche al rituale della taurocatapsia, legato alla venerazione del toro. Divinità centrale sembra essere una figura femminile connessa con la concezione della primordiale Dea Madre, probabilmente la nostra Dea dei Serpenti. Non si esclude al suo fianco una divinità maschile con poteri simili, una sorta di antenato dell'ellenico Zeus. Questo ipotetico primato delle donne nella vita religiosa della società minoica non è il presupposto di un primato anche in quella politica o di uno status di totale parità giuridica e sociale tra i sessi. Si è anche supposto che l'eredità fosse matrilineare ma troppe ipotesi e teorie non supportate da prove e reperti concreti non fanno la realtà...

La Dea dei Serpenti sarebbe pertanto un'ipotetica Grande Madre cretese, una divinità femminile antichissima (risalente alla Preistoria), legata al simbolismo materno, alla fertilità, all'esistenza, al concetto di rigenerazione della Natura, alla vita e alla morte. Lo storico Jean Varenne ritiene che i più antichi culti dell'umanità furono tributati proprio a una Grande Madre. Non è sbagliato considerarla pertanto la prima divinità percepita dall'uomo, oltretutto presente in una moltitudine di culture diverse. Le caratteristiche di questa primordiale dea traslarono poi nei millenni e secoli successivi in dee molto note nel contesto greco-romano quali Gea/Gaia, Rea, Cibele, Demetra/Cerere, Mater Matuta, Bona Dea e Magna Mater.

Tornando alla statuina in questione, da notare la bellezza dell'abito a falde, probabilmente rituale. Il corpetto copre le spalle, lasciando scoperto il prorompente seno, forte simbolo di fertilità connesso con il significato degli stessi serpenti. Abbiamo anche un famoso affresco del Palazzo di Cnosso che raffigura tre donne, regine o sacerdotesse, con una veste aperta all'ombelico in modo da lasciare esposto il seno. Forse si trattava di un abito cerimoniale. Nelle concezioni religiose arcaiche inoltre, il serpente era una sorta di animale totemico femminile; un simbolo stesso della donna, rappresentando il potere divino della creazione e della rigenerazione. Un concetto che si è portato avanti nei secoli e che ritroviamo anche in altre civiltà non solo riferito al femminile, basti pensare alla dea celtica Sirona e al greco-romano Asclepio/Esculapio, divinità che avevano come animale sacro proprio il serpente con egual valore.

Anche il gatto era connesso ai medesimi significati. Ricordo a tal proposito che in Egitto, Bastet, mite e protettiva, era la Dea-Gatto delle donne, della casa, della fertilità e delle nascite. A Creta il culto di una Dea Madre della Terra, quella che i greci identificarono come "Potnia theron" ("Signora degli animali") è attestato fin dagli inizi della Civiltà Minoica e si trasmise alla successiva Civiltà Micenea. Un culto, ai primordi "generico" che nei secoli, grazie alla maggiore complessità delle culture e della ritualità, assunse come ho spiegato poc'anzi, personificazioni distinte e più mirate.

Altre due statuette della Dea dei Serpenti rinvenute negli scavi del Palazzo di Cnosso a Creta

Per concludere, l'interpretazione di questa statuina e di altre simili con o senza serpenti o con altri simboli e temi decorativi (considerate ulteriori rappresentazioni della stessa divinità), nasce e si sviluppa dai primi studi di Evans. Rammento però che sussistono tantissimi dubbi riguardo le teorie avanzate dall'archeologo britannico, accusato da molti di aver prodotto una visione distorta della Civiltà Minoica, proprio perché eccessivamente incentrata sulla figura femminile soprattutto in ambito religioso. Abbiamo pertanto teorie che vorrebbero identificare le statuette come rappresentazioni di sacerdotesse di un culto sconosciuto, forse persino di semplici dame di corte. Verrebbe in tal modo a cadere tutto il discorso di cui sopra. Gli studi sono in divenire, sperando magari in un futuro (non troppo lontano) di nuove scoperte che possano, una volta per tutte, chiudere il cerchio interpretativo riguardo questi meravigliosi manufatti, tra i più affascinanti e misteriosi dell'Antichità...

Bibliografia e note:
  • La prima statuina in foto è conservata al Museo Archeologico di Candia in Grecia. (Fonte Wikipedia con la seguente Licenza Creative Commons).
  • La seconda statuina (a sinistra) è conservata al Walters Art Museum di Baltimora.
  • La terza statuina (a destra) fa parte della collezione del Museo Archeologico "Heraklion" di Creta. (Fonte Wikipedia con al seguente Licenza Creative Commons).
  • "Arte nel tempo" di Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari. Bompiani Editore (1995).
  • "Le origini della Grecia", Collana National Geographic "La Grande Storia".