mercoledì 2 aprile 2025

Ifide e Iante: amore, identità e metamorfosi nel mito più inclusivo dell’antichità

Il mito romano di Ifide e Iante

Una fanciulla allevata come un maschio e trasformata da Iside in uomo per amore della bella Iante. Un racconto simbolico che intreccia identità di genere, purezza del sentimento e sincretismo religioso tra Grecia, Roma e l'antico Egitto... 

- A cura di Andrea Contorni - 

La storia di Ifide (Iphis o Ifi) e Iante è una delle più affascinanti, toccanti e moderne dell'intero patrimonio mitologico classico. La possiamo considerare un mito romano e non greco seppur gli elementi di commistione siano molteplici. La racconta Ovidio, sommo poeta romano vissuto tra il 43 a.C. e il 18 d.C. nel libro IX delle "Metamorfosi", opera latina dell'età augustea. Stupisce come questo mito riesca ad affrontare tematiche profonde legata all'identità di genere e all'amore non convenzionale e lo faccia con una delicatezza e una positività che spesso non sono riscontrabili neppure ai giorni nostri.

Venendo alla vicenda. A Creta in una famiglia di umili origini stava per venire a mondo un bambino. Ligdo, il padre, sperava che fosse un maschio in modo tale che un domani potesse essere utile al sostentamento della famiglia. Allo stesso tempo dichiarò, seppur con dolore, di non avere i mezzi economici per allevare una figlia femmina. Pertanto se fosse nata tale, andava soppressa. Teletusa, la madre, era disperata. Pregò Iside. La dea le apparve in sogno accompagnata dal fedele Anubi, da Bastet, dal sacro bue Api e dal consorte Osiride. Invitò la donna a non aver timori e a proteggere la nascitura. Quando la piccola nacque, Teletusa decise pertanto di salvarla. Finse che era un maschietto nascondendo la verità al marito. Le fu dato il nome di Ifide (Ifi) che era stato del nonno paterno.

La messa in scena andò per il meglio. Ifide crebbe come un ragazzo. Fin dalla più tenera età era solita giocare con una fanciulla di nome Iante, figlia dei vicini di casa. In età da matrimonio, i rispettivi padri decisero di fare sposare i giovani. In realtà, Ifide e Iante si amavano già da tempo. Ma Ifide, consapevole del suo vero sesso, sapeva di non poter vivere in pieno il profondo amore che nutriva per Iante. Il matrimonio fu rimandato varie volte fino a quando non ci fu più possibilità di rinviarlo ancora. Teletusa, conscia del dolore della figlia, si recò con la stessa al tempio di Iside. Sciogliendo i capelli di Ifide e mostrandone l'identità femminile, chiese il soccorso della dea che rispose facendo tremare il suo altare. Il giorno prima delle nozze si compì pertanto una metamorfosi miracolosa. Il corpo di Ifide si trasformò in quello di un uomo. I due innamorati si sposarono e con gioia goderono del loro amore.

Il mito di Ifide e Iante non ha corrispondenze dirette nel contesto mitologico greco. Come abbiamo visto la sua unica fonte è costituita da Ovidio. Tuttavia la tematica e lo sviluppo della stessa richiamano elementi tipicamente ellenistici. Il poeta romano rielabora infatti con squisita raffinatezza alcuni tratti, dall'ambientazione cretese alla psicologia dei personaggi, che appartengono alla cultura greca. Scendendo nel dettaglio, Creta ad esempio è una terra legata per tradizione ai cicli misterici e alle trasformazioni. Il tema della trasformazione per volontà divina trae origine da modelli greci arcaici. L'amore tra due donne è esso stesso più affine alla cultura ellenica (ricordiamoci della poetessa Saffo) che a quella latina. E la dea scelta come coprotagonista del mito è appunto Iside. Si tratta di una divinità in origine egizia, consorte di Osiride, dea dell'amore materno, della Luna e della magia. Iside sopravvive alla conquista macedone dell'Egitto ed entra di fatto nell'Ellenismo con tutto il suo fascino divino. Il culto di Iside giunge a Roma nel tardo periodo ellenistico e si diffonde massicciamente.

La Iside ellenistico/romana diviene una sorta di patrona delle donne, una potente dea madre associata alla stessa Hera/Giunone o assimilata a Cibele o a Demetra/Cerere altre manifestazioni o emanazioni divine del concetto di madre universale. Il suo culto è anche misterico essendo Iside connessa a concetti quali la trasformazione, la resurrezione e il passaggio da una forma all'altra. Ritornando al mito di Ifide e Iante, sembra chiaro che Iside appare come l'unica dea in grado di porre rimedio alla situazione senza giudicare. Siamo dinanzi a una scelta culturale che riflette la spiritualità sincretica dell'epoca. La dea che in un certo senso ha unito Oriente e Occidente diviene allo stesso modo il ponte per il superamento delle barriere e l'accoglienza della diversità.

Lungi da me modernizzare il mito in questione ma siamo dinanzi a un qualcosa di profondamente inclusivo, originale, aperto e compassionevole soprattutto in considerazione dell'epoca in cui fu scritto. Possiamo affermare che il mito di Ifide e Iante è un racconto che nasce in un contesto classico ma parla al presente perché rarissimo esempio di narrazione mitica con protagonisti femminili legati da un amore non convenzionale. E con l'accettazione di tale amore e della vera identità di Ifide termina questo mito, un vero e proprio inno alla libertà di essere...

Giunone, et Himeneo con Citherea
Lasciar quel giorno il mondo de le stelle,
E fè risplender l'una, e l'altra Dea
con Himeneo le più chiare facelle.
Nel letto, che lo sposo usar solea,
Fer d'ambi entrar le membra ignude, e belle.
E col favor de l'alme elette e santen
Ifi godè fatt'huom la bella Iante...

Publio Ovidio Nasone - Libro IX - Le Metamorfosi - traduzione di Giovanni Andrea dell'Anguillara (1561)